Margherita Turewicz Lafranchi

Margherita Turewicz Lafranchi
dal 1 marzo al 13 settembre 2026
MOSTRE

La Fondazione d’Arte Erich Lindenberg inaugura l’1 marzo una mostra dedicata all’artista Margherita Turewicz Lafranchi, artista la cui ricerca indaga il rapporto tra materia, spazio e percezione, muovendosi costantemente tra pensiero e forma.

Turewicz Lafranchi si forma all’Accademia di Belle Arti di Varsavia (1980–1985), diplomandosi con una tesi dedicata al tema della festa. Per l’artista, la festa rappresenta un momento in cui il quotidiano si sospende, l’identità collettiva si rinnova e diventa possibile percepire un ordine diverso — sociale, naturale o cosmico. Alla fine degli anni Ottanta si trasferisce a Dornach, in Svizzera, per approfondire gli studi filosofici presso il Goetheanum. L’incontro con l’antroposofia rafforza il suo approccio interdisciplinare: l’arte diventa uno strumento capace di rendere visibili forze e relazioni normalmente invisibili, simili ai processi di equilibrio e crescita che regolano la natura.

Questa visione costituisce una chiave di lettura fondamentale per tutta la sua produzione. La mostra, intitolata Pramateria— termine lasciato in polacco per conservarne le molteplici sfumature — esplora questi equilibri sottili, che dal pensiero si trasformano in segno e dal segno diventano materia. Dai suoi “disegni di pensiero”, veri e propri appunti visivi, emergono idee in formazione e tensioni interiori che trovano poi espressione tridimensionale in sculture e installazioni.


Un capitolo centrale della mostra è dedicato al ciclo Buchi neri (2013–2023). Queste opere nascono dall’osservazione di un fenomeno semplice ma sorprendente: dall’esterno, le superfici di vetro frantumato appaiono scure e compatte, come aperture nere che assorbono lo sguardo. Sembrano buchi, zone chiuse, prive di profondità. Ma quando lo spettatore si sposta, entra nello spazio e cambia punto di vista, ciò che appariva nero si trasforma: i frammenti di vetro catturano e riflettono la luce, diventando sorgenti luminose. Come accade per i buchi neri in astronomia, anche qui ciò che sembra puro buio non è assenza, ma una soglia che cambia in relazione alla posizione di chi guarda.

È in questo continuo passaggio tra invisibile e visibile, tra oscurità e nascita della forma, che si radica l’idea di pramateria: una materia originaria intesa come campo di possibilità, da cui le forme emergono e si trasformano. Da qui prende forma anche il titolo della mostra.

Il lavoro di Margherita Turewicz Lafranchi unisce così percezione, pensiero e materia in un unico processo. Le opere non rappresentano qualcosa, ma rendono visibili relazioni, equilibri e forze che normalmente restano invisibili, offrendo allo spettatore un’esperienza in bilico tra ciò che si vede e ciò che si intuisce.

La mostra allestita alla Fondazione d’Arte Erich Lindenberg celebra una ricerca nata dall’incontro tra tradizione mitteleuropea, formazione polacca ed esperienza ticinese, generando un dialogo tra linguaggi, culture e percezioni. In linea con la missione della Fondazione, l’esposizione diventa occasione di incontro, riflessione e nuove letture del presente attraverso l’arte contemporanea.

Margherita Turewicz Lafranchi

Margherita Turewicz Lafranchi
dal 1 marzo al 13 settembre 2026
MOSTRE

La Fondazione d’Arte Erich Lindenberg inaugura l’1 marzo una mostra dedicata all’artista Margherita Turewicz Lafranchi, artista la cui ricerca indaga il rapporto tra materia, spazio e percezione, muovendosi costantemente tra pensiero e forma.

Turewicz Lafranchi si forma all’Accademia di Belle Arti di Varsavia (1980–1985), diplomandosi con una tesi dedicata al tema della festa. Per l’artista, la festa rappresenta un momento in cui il quotidiano si sospende, l’identità collettiva si rinnova e diventa possibile percepire un ordine diverso — sociale, naturale o cosmico. Alla fine degli anni Ottanta si trasferisce a Dornach, in Svizzera, per approfondire gli studi filosofici presso il Goetheanum. L’incontro con l’antroposofia rafforza il suo approccio interdisciplinare: l’arte diventa uno strumento capace di rendere visibili forze e relazioni normalmente invisibili, simili ai processi di equilibrio e crescita che regolano la natura.

Questa visione costituisce una chiave di lettura fondamentale per tutta la sua produzione. La mostra, intitolata Pramateria— termine lasciato in polacco per conservarne le molteplici sfumature — esplora questi equilibri sottili, che dal pensiero si trasformano in segno e dal segno diventano materia. Dai suoi “disegni di pensiero”, veri e propri appunti visivi, emergono idee in formazione e tensioni interiori che trovano poi espressione tridimensionale in sculture e installazioni.


Un capitolo centrale della mostra è dedicato al ciclo Buchi neri (2013–2023). Queste opere nascono dall’osservazione di un fenomeno semplice ma sorprendente: dall’esterno, le superfici di vetro frantumato appaiono scure e compatte, come aperture nere che assorbono lo sguardo. Sembrano buchi, zone chiuse, prive di profondità. Ma quando lo spettatore si sposta, entra nello spazio e cambia punto di vista, ciò che appariva nero si trasforma: i frammenti di vetro catturano e riflettono la luce, diventando sorgenti luminose. Come accade per i buchi neri in astronomia, anche qui ciò che sembra puro buio non è assenza, ma una soglia che cambia in relazione alla posizione di chi guarda.

È in questo continuo passaggio tra invisibile e visibile, tra oscurità e nascita della forma, che si radica l’idea di pramateria: una materia originaria intesa come campo di possibilità, da cui le forme emergono e si trasformano. Da qui prende forma anche il titolo della mostra.

Il lavoro di Margherita Turewicz Lafranchi unisce così percezione, pensiero e materia in un unico processo. Le opere non rappresentano qualcosa, ma rendono visibili relazioni, equilibri e forze che normalmente restano invisibili, offrendo allo spettatore un’esperienza in bilico tra ciò che si vede e ciò che si intuisce.

La mostra allestita alla Fondazione d’Arte Erich Lindenberg celebra una ricerca nata dall’incontro tra tradizione mitteleuropea, formazione polacca ed esperienza ticinese, generando un dialogo tra linguaggi, culture e percezioni. In linea con la missione della Fondazione, l’esposizione diventa occasione di incontro, riflessione e nuove letture del presente attraverso l’arte contemporanea.